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  • Spagna 1982

    mar1st4:44 pm

    1982

    Questa edizione dei mondiali vede l’ allargamento del numero dei partecipanti: la fifa non può più dimenticare le squadre del “terzo mondo calcistico” (Africa ed Asia) che sono divenute ormai realtà, in grado di competere onorevolmente con le grandi regine europee e sudamericane. Naturalmente la maggioranza delle squdre è ancora del vecchio continente: 13 europee più la spagna paese ospitante. Manca l’olanda vicecampione, vittima delle eliminatorie ed anche l’inghilterra si qualifica per il rotto della cuffia.

    Il campione più atteso è Diego Armando Maradona: il Barcellona lo ha portato in Europa staccando un bell’assegno di 16 miliardi, cifra a quei tempi ritenuta astronomica. D’altra parte il calcio sta cominciando a sposare la filosofia del business: entrano in campo le logiche degli sponsor, si fanno i conti dei ricavi che può procurare un campione in termini di ritorno di immagine, pubblicità ecc. Insomma, nei primi anni ottanta prende corpo il modello di calcio-business che noi, oggi, conosciamo bene. Per quanto riguarda l’italia, anche se reduci da un buon mondiale in argentina, partiamo con forti dubbi e parecchie perplessità: l’opinione pubblica non ha fiducia nella squadra e nel tecnico, il friulano Bearzot.

    Il 14 giugno affrontiamo la Polonia a Vigo (sede del girone degli azzurri) e pareggiamo: è uno squallido 0-0 che va stretto alla Polonia. La squadra è nell’occhio del ciclone, la critica si sbizzarrisce, perciò Bearzot inaugura il silenzio stampa. Seconda partita e secondo pareggio: contro il modesto Perù non andiamo oltre l’1-1 e tutti pensano che, anche se passeremo il turno, questa squadra non sia in grado di competere con Germania, brasile o argentina. Con il Cameroon ci basta un pareggio per accedere alla seconda fase…… e così, dopo il terzo pareggio ottenuto, siamo secondi alle spalle della Polonia. La sorte ci fa capitare in un secondo girone di ferro: abbiamo come scomodi concorrenti brasile e argentina. Sembra la fine, invece non è altro che un inizio: l’inizio di una cavalcata che ci porterà ad alzare al cielo per la terza volta la coppa più prestigiosa che si possa vincere. La partita con l’argentina è di pura sofferenza e abnegazione: si applica il “gioco all’italiana”, Gentile bracca Maradona per tutto il campo, Tardelli e Cabrini realizzano le due reti che significano vittoria! Anche il brasile sconfigge l’argentina, 3-1, perciò il passaggio del turno verrà deciso dal match italia-brasile.

    I verde-oro sudamericani hanno un vantaggio: hanno segnato una rete più di noi all’argentina, perciò passano con due risultati su tre. L’italia deve solo vincere: nei primi minuti Rossi gela la torcida brasiliana e porta in vantaggio gli azzurri. Reagiscono i carioca e pareggiano, ma Paolo Rossi ha qualcosa di magico quella sera e va nuovamente in gol: 2-1. Sembra fatta, ma il brasile non molla e ci ragguanta ancora una volta. Sul 2-2 potrebbe esserci un crollo psicologico, una mancanza di fiducia, insomma si potrebbe credere che la sorte ci sia avversa. Ma gli dei sono con noi, lo dimostra lo stato di grazia che accompagna Rossi, che per la terza volta va in gol e ci regala il passaggio del turno. Ora i tifosi celebrano “Pablito” (che era stato uno dei giocatori più criticati) e tutta la squadra, che comunque prosegue il suo scaramantico silenzio stampa. In semifinale incontriamo nuovamente la Polonia: stavolta manca Boniek, ma per gli azzurri è assente Gentile. Chi c’è (e si fa sentire) invece, è Paolo Rossi, che segna ancora (doppietta) e ci trascina in finale. A Siviglia, intanto, si svolge l’altra semifinale: è una sfida epica tra francesi e tedeschi. Platini guida i galletti, li porta due volte in vantaggio, ma itedeschi non mollano mai.

    La sfida finisce 3-3: si va ai rigori e la Germania vince, acquisendo il diritto di sfidarci in finale. La finalissima si giocherà al mitico stadio “Santiago Bernabeu”, splendido impianto della capitale spagnola. In campo due formazioni del vecchio continente, entrambe ciniche e pragmatiche. All’inizio non sembra possa venir fuori una gara emozionante: l’italia parte contratta, nervosa, tesa…… sembra che gli azzurri sentano troppo la partita. D’altro canto, anche i tedeschi non appaiono troppo aggressivi: avanzano cauti, timorosi, impauriti dal contropiede italiano. L’inizio di partita scivola via senza grandi emozioni (tranne l’infortunio di “Ciccio” Graziani), ma al 24′ Conti si procura un rigore: Cabrini va sul dischetto, rincorsa e…….. fuori!! Gara ancora in parità. Un’altra squadra si sarebbe probabilmente persa d’animo, ma l’italia dell’82 aveva una grande convinzione nei propri mezzi: il gruppo era passato sotto le “forche caudine ” della stampa, ne era riemerso conquistando un carattere d’acciaio. Arriviamo così al 56′, quando il solito Rossi realizza sottomisura: 1-0 e sogno a portata di mano. Dopo circa dieci minuti (68′) Conti vola via sulla fascia destra, imbecca Tardelli al limite, tiro e gol! Seguito dall’urlo di gioia che ha fatto il giro del mondo, per diventare un po’ il simbolo della finale di Madrid. All’ottantesimo arriva anche il terzo gol a sancire il trionfo e la superiorità azzurra: è sempre Conti che affonda lungo l’out destro e mette palla in mezzo per “Spillo” Altobelli, che dribbla Schumacher e deposita la palla in rete. Il gol della bandiera per i tedeschi lo realizza Breitner, ma la partita è ormai terminata e non c’è tempo per impaurirsi: 3-1, siamo campioni del mondo per la terza volta. Le immagini del “mundial” spagnolo che ci ricordiamo più volentieri sono: la corsa e l’urlo di Tardelli dopo il gol alla Germania, il Presidente Pertini in tribuna d’onore che gioisce…….. immagini unite tutte da una voce, quella di Nando Martellini che urla dalle tv di tutta italia “campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo! ITALIA-GERMANIA 3-1

    ITALIA: Zoff, Bergomi, Cabrini, Gentile, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani (dal 7′ Altobelli, dal 89′ Causio) GERMANIA: Schumacher, Kaltz, Briegel, Forster, Forster, Stielike, Littbarski, Dremmler, Fischer, Breitner, Rummenigge (dal 62′ Hrubesch, dal 70′ Muller)

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    Articolo scritto da: admin



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