
Mancano le personalità immense dei mondiali precedenti (Pelè e Cruijff tra gli assenti), anche se giocatori come Kempes e Rossi nobilitano la manifestazione. L’argentina padrona di casa presenta un undici privo, forse, del campione di spicco, ma unito, coeso, composto da giocatori risoluti e disciplinati: un gruppo atipico rispetto alle compagini sudamericane classiche. E’ un mondiale particolare: l’italia viene inserita d’ufficio nel girone dell’argentina ed i padroni di casa giocano sempre dopo i loro rivali, a risultato acquisito.
Appare chiaro che vi è una volontà a portare in finale queste due compagini, ma purtroppo toccherà agli olandesi sostituire gli italiani nella finale di Buenos Aires. L’italia parte per il Sudamerica tra i fischi e gli insulti: stanno giocando male e i tifosi sono indispettiti. Rossi e Cabrini vengono schierati a furor di popolo e la nazionale si trasforma: incontriamo la francia e, dopo essere passati in svantaggio, vinciamo sfoderando grinta e bel gioco. Arriva l’Ungheria, sulle ali dell’entusiasmo dominiamo e vinciamo per 3-1, da segnalare l’ottima prestazione di Gaetano Scirea, ormai sostituto stabile e affidabile di Facchetti (ormai sempre più assistente del Ct Bearzot).
Affrontiamo i padroni di casa e mortifichiamo gli argentini davanti al loro pubblico: Bettega segna e continua il sogno. Approdiamo al girone semifinale in compagnia di Germania, olanda e Austria. Gli azzurri sembrano un po’ appannati, hanno perso smalto: pareggiamo con la Germania (0-0), vinciamo con l’Austria grazie a Rossi (1-0), ma ci fermiamo contro lo scoglio olanda (2-1 per i tulipani). Siamo comunque alla finale per il terzo posto, risultato assolutamente insperato alla vigilia. Nell’altro girone intanto l’argentina demolisce gli avversari: 2-0 alla Polonia, 0-0 col brasile e 6-0 al sorprendente Perù. La finale sarà argentina-olanda, mentre gli azzurri terminano quarti sconfitti dal brasile (2-1).
La finalissima è nervosa, tesa: l’arbitro (l’italiano Gonella) è più impegnato a sedare risse che a comandare il gioco. La squadra di casa, comunque, è solida e quadrata; schiera un fuoriclasse che al 37′ realizza la rete che sblocca la partita: Kempes segna e ricorda a tutti che il calcio non è solo rissa e scontro, ma anche la capacità di compiere gesti tecnici notevoli. Lo stadio esplode, i tifosi fanno festa grande, ma devono ricomporsi appena 10 minuti più tardi, quando Poortvliet pareggia. Al 90′ l’argentina rischia di veder sfumare il sogno mondiale: Haan salta il portiere sudamericano ma conclude a lato. Dallo scampato pericolo riparte l’iniziativa argentina: nei supplementari Kempes e Bertoni mettono fine al discorso fissando il punteggio sul 3-1.
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